Il volto corrucciato che svela delusione, le sopracciglia aggrottate in segno di rabbia o biasimo, gli occhi strabuzzati dalla sorpresa: spesso il viso
parla per noi svelando, anche se non lo vogliamo, le nostre
emozioni. Il suo speciale ‘linguaggio’, frutto di minuti e
precisi movimenti muscolari, è scritto nel nostro Dna, innato
nella nostra stessa natura e non appreso guardando gli altri.
A rivelarlo è uno studio pubblicato sul Journal of Personality
and Social Psychology.
Ralizzato presso la San Francisco State University da David
Matsumoto, lo studio si è basato sul confronto di oltre 4800
foto di visi di atleti delle Olimpiadi del 2004 e delle
Paraolimpiadi, sportivi non vedenti dalla nascita e atleti dalla
vista sana.
Pur non avendo mai potuto vedere le espressioni sui visi
altrui, i non vedenti manifestano le proprie emozioni
esattamente con gli stessi movimenti del viso dei vedenti,
movimenti innati, quindi, infatti i non vedenti in nessun caso
possono averli appresi osservando gli altri.
E’ possibile che le espressioni del volto siano nate non
semplicemente per manifestare e comunicare il proprio stato
d’animo agli altri, ma anche per assolvere a funzioni ben
precise e che per questa finalità noi abbiamo ereditato la
capacità di tali manifestazioni emotive dai nostri antenati.

SALUTE: ISTAT; PER 44% LAVORATORI LA PROPRIA E’ A RISCHIO

            (ANSA) – ROMA, 29 DIC – Sono oltre 10 milioni gli occupati
(pari al 44,0% su un totale di 23 milioni 298 mila lavoratori)
che percepiscono, nello svolgimento del proprio lavoro, la
presenza di almeno un fattore di rischio per la propria salute.
Secondo una indagine Istat riferita al secondo trimestre del
2007, fra questi lavoratori ben 8 milioni 706 mila avvertono la
presenza di fattori di rischio che possono compromettere la
salute fisica, mentre 4 milioni 58 mila ritengono di essere
esposti a rischi che potrebbero pregiudicare l’equilibrio
psicologico.
   In rapporto agli occupati, è forte la differenza  fra uomini
e donne: il rischio 44 uomini su cento percepisce rischi di
natura fisica, contro il 26,7% delle occupate, mentre per quanto
riguarda i fattori di natura psicologica entrambi i generi si
attestano sui livelli del valore medio che è pari a 17,4%. 
(ANSA).