Dopo aver ripulito accuratamente l’intestino e aver fatto uso di farmaci che aumentano la frequenza delle contrazioni del colon, il paziente ingerisce la pillola CC2 con l’aiuto di un bicchiere d’acqua. Dopo un paio di minuti la capsula si spegne per risparmiare le batterie e si riattiva dopo un’ora e tre quarti, giusto il tempo per arrivare all’intestino tenue. A quel punto inizia a inviare immagini a un piccolo ricevitore che il paziente porta con sé. Grazie alle due telecamere della videocapsula, si riescono a vedere e studiare le pliche della mucosa guardandole davanti e dietro. Normalmente entro dieci ore, il tempo di durata delle batterie, la pillola viene espulsa e nel percorso non si perde nessuna parte del colon. È quanto è in grado di offrire la “pillcam”, tecnologia di produzione israeliana di seconda generazione per la colonscopia: una videocapsula “intelligente” in grado di “capire” quando accelerare e quando rallentare l’acquisizione delle immagini nel viaggio attraverso l’intestino per esplorare se è sano o malato. Per fare il punto della situazione e individuare le strategie per un uso allargato di questa innovativa diagnostica di seconda generazione, e confermare gli incoraggianti risultati di recente pubblicati dai ricercatori del Centro di Endoscopia digestiva dell’Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma, sul prestigioso New England Journal of Medicine, il professor Guido Costamagna, direttore del Centro della Cattolica ha promosso il “1° Meeting sulla Colonscopia con Videocapsula”, che si è tenuto a Tarquinia (presso la Sala Consiliare del Comune) domenica 17 e lunedì 18 gennaio 2010. Si tratta del primo evento che sia mai stato organizzato al mondo specificatamente su questa nuova, emergente metodica. Nel corso del meeting grande spazio è stato riservato allo screening del cancro del colon-retto. Un argomento di grande interesse dal punto di vista scientifico, sia per le amministrazioni locali (per la verifica della fattibilità di programmi regionali di prevenzione), ma anche, e soprattutto, per il paziente che in un futuro davvero prossimo potrebbe utilizzare uno strumento diagnostico dolce e affidabile.