Comunicare la ricerca farmacologica

La comunicazione nella ricerca farmacologica è di fondamentale importanza, ma il rischio di cadere nel sensazionalismo è molto elevato. Nell’ultimo decennio, la richiesta di informazioni in ambito scientifico è fortemente aumentata, e con essa la possibilità di trovare una quantità enorme di notizie in rete. Questo rende difficile, per gli utenti meno preparati, l’analisi e la gestione delle informazioni.

L’argomento è sicuramente molto ampio, ma vorrei restringerlo prendendo spunto da un incontro dal titolo “L’importanza di comunicare i risultati della ricerca senza sensazionalismi” tenutosi oggi presso il Center IIT for Nano Science and Technology di Milano e dedicato ai giornalisti.

Il lavoro degli scienziati inizia molto prima che un farmaco diventi tale, e di conseguenza prima ancora che se ne valuti la reale efficacia e, soprattutto, il fatto che non arrechi danni alla salute.

La molecola chimica che aspira a diventare un farmaco viene prima identificata e successivamente sottoposta a una lunga serie di studi, condotti prima in laboratorio, poi su animali e poi sull’uomo.

In media, sono tra 5.000 e 10.000 le sostanze che devono essere sottoposte a screening per scoprire una nuova molecola organica che possa essere usata per trattare o curare una determinata patologia. In sintesi, una molecola su 10 arriva a superare tutte le fasi previste dalla normativa EMA (European Medicines Agency).

Il tempo medio della ricerca che parte dalla scoperta della molecola allo svilupo del farmaco, con la sperimentazione clinica eseguita sull’uomo, è molto lunga e si aggira intorno ai 13,5 anni con costi anche superiori al miliardo di dollari.

E’ importante che l’opinione pubblica comprenda l’importanza della ricerca, ma anche che questa ha i suoi tempi. Di conseguenza, la scoperta di una nuova molecola può aprire nuovi orizzonti per la cura di malattie anche molto gravi e dare speranza ai pazienti, ma questi devono avere la consapevolezza che un farmaco – per diventare tale – deve affrontare varie fasi di un lungo processo che ne valida l’efficacia nella cura o nella prevenzione della patologia, senza arrecare danni alla salute.

La speranza di nuove cure crea sicuramente aspettative e magari anche illusioni. L’importante è capire che nonostante il numero dei farmaci che arrivano al termine delle varie fasi di sperimentazione sia molto basso, la ricerca continua comunque a fare passi in avanti migliorando le aspettative di vita sia in termini di tempo che di qualità.

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